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La curva di Kübler-Ross come bussola nei processi di cambiamento organizzativo

La curva di Kübler-Ross, originariamente sviluppata per descrivere le fasi emotive del lutto, trova un’applicazione sorprendentemente efficace nel change management. Negazione, rabbia, contrattazione, depressione e accettazione diventano tappe che i collaboratori attraversano di fronte ai cambiamenti organizzativi. Comprendere e gestire queste dinamiche consente ai leader di accompagnare le persone lungo il percorso, trasformando la resistenza in partecipazione e costruendo una cultura del cambiamento più resiliente e consapevole

Il cambiamento come costante

Nessuna organizzazione, oggi, può dirsi immune al cambiamento. Digitalizzazione, globalizzazione, nuove normative, aspettative crescenti da parte di clienti e stakeholder: i contesti competitivi sono fluidi, i mercati si trasformano rapidamente e le aziende sono chiamate ad adattarsi in tempi sempre più brevi. In questo scenario, ilchange managementnon è più una competenza accessoria, ma una disciplina fondamentale per la sopravvivenza stessa dell’impresa.

Tuttavia, il cambiamento non è solo questione di processi, strutture o tecnologie. È soprattutto un’esperienza umana, che mette in gioco emozioni, paure, speranze e resistenze. Comprendere queste dinamiche è essenziale per chi guida le transizioni. È qui che entra in gioco lacurva di Kübler-Ross, modello che, pur nato in ambito clinico, si è dimostrato straordinariamente utile anche nel management.

Origini della curva di Kübler-Ross

La psichiatra svizzero-statunitenseElisabeth Kübler-Rosselaborò, negli anni ’60, un modello per descrivere le fasi emotive che le persone attraversano quando affrontano una perdita significativa o una diagnosi terminale. Il modello, reso noto nel libroOn Death and Dying(1969), identificava cinque stadi:negazione, rabbia, contrattazione, depressione e accettazione.

Con il tempo, studiosi e professionisti hanno riconosciuto la validità della curva anche in contesti diversi dal lutto: transizioni di carriera, cambiamenti sociali e, in modo sempre più diffuso, trasformazioni organizzative. In azienda, infatti, i dipendenti spesso vivono i cambiamenti come la perdita di uno status quo: di abitudini consolidate, di ruoli chiari, di sicurezze operative.

Le cinque fasi del cambiamento organizzativo

1. Negazione

All’annuncio di un cambiamento importante, la reazione immediata può essere l’incredulità. Frasi tipiche come“Non succederà davvero”o“È solo un’altra moda manageriale”rivelano il bisogno psicologico di proteggersi dall’incertezza.

  • Esempio pratico: l’introduzione di un nuovo sistema ERP può essere percepita come un progetto destinato a fallire, poiché “i precedenti tentativi non hanno funzionato”.
  • Ruolo del leader: comunicare in modo chiaro, fornire dati oggettivi che spiegano il perché del cambiamento e contrastare le informazioni distorte che circolano informalmente.

2. Rabbia

Quando la negazione cede, emerge la frustrazione. Le persone iniziano a chiedersi“Perché proprio ora?”o“Perché a noi?”. La rabbia può manifestarsi con resistenze attive (boicottaggi, conflitti) o passive (ritardi, mancanza di collaborazione).

  • Esempio pratico: un team costretto a rivedere processi di lavoro consolidati può sentirsi penalizzato rispetto ad altri reparti meno coinvolti nella trasformazione.
  • Ruolo del leader: riconoscere le emozioni senza giudicarle, aprire spazi di ascolto e mostrare disponibilità al confronto. La rabbia, se gestita, può diventare energia di cambiamento.

3. Contrattazione

In questa fase si cercano compromessi, tentativi di “negoziare” con la realtà per mantenere almeno parte dello status quo. Nascono proposte del tipo“Manteniamo questa procedura com’era”oppure“Potremmo adottare la nuova tecnologia solo in parte”.

  • Esempio pratico: un gruppo di commerciali chiede di mantenere i vecchi strumenti di reportistica parallelamente al nuovo CRM, nel timore di perdere dati o efficienza.
  • Ruolo del leader: valorizzare le proposte come segnale di coinvolgimento, ma allo stesso tempo chiarire i limiti della contrattazione. Questa fase rappresenta una finestra di opportunità per trasformare resistenze in contributi concreti.

4. Depressione

Quando i compromessi non sono sufficienti a fermare il cambiamento, subentra un senso di impotenza. Le persone possono manifestare apatia, calo di motivazione o addirittura sintomi di burnout. Le frasi tipiche diventano“Non ha senso, tanto non possiamo farci nulla”o“Non ci riusciremo mai”.

  • Esempio pratico: un reparto amministrativo che, dopo mesi di formazione sul nuovo software, non riesce ancora a raggiungere i livelli di efficienza precedenti e inizia a scoraggiarsi.
  • Ruolo del leader: offrire supporto emotivo, celebrare i piccoli successi e ricordare la visione di lungo termine. In questa fase è cruciale non lasciare le persone sole, ma accompagnarle con empatia.

5. Accettazione

Infine, quando il cambiamento viene interiorizzato, prevale un atteggiamento costruttivo. Le persone iniziano a sperimentare la nuova realtà, cercando modi per trarne beneficio. Le frasi cambiano in“Proviamo a vedere come funziona”o“Possiamo farcela”.

  • Esempio pratico: dopo mesi di adattamento, un team scopre che il nuovo strumento digitale riduce i tempi di lavoro e consente maggiore collaborazione.
  • Ruolo del leader: rafforzare il senso di conquista, favorire la condivisione delle buone pratiche e stimolare la creazione di nuovi standard.

Un modello non rigido ma dinamico

Va sottolineato che la curva di Kübler-Ross non descrive un processo lineare. Le persone possono oscillare tra le fasi, vivere stadi diversi in tempi differenti o addirittura rimanere bloccate in uno di essi. Inoltre, la reazione al cambiamento è influenzata da variabili personali (esperienza, resilienza, motivazione) e organizzative (cultura aziendale, qualità della leadership, livello di comunicazione interna).

Per il change management, questo significa adottare un approccioflessibile e situazionale, in cui strumenti e interventi vengono calibrati sulla base del “clima emotivo” prevalente.

Implicazioni pratiche per i leader del cambiamento

Applicare la curva di Kübler-Ross al change management non significa etichettare le persone, ma utilizzare la mappa come strumento di orientamento. Alcuni principi chiave:

  1. Normalizzare le resistenze
    Le emozioni negative non vanno represse, ma riconosciute come parte naturale del processo. Spiegare che “è normale sentirsi disorientati” aiuta a ridurre il senso di isolamento.
  2. Gestire la comunicazione in modo mirato
    La comunicazione deve evolvere insieme alla curva: informativa nella fase di negazione, empatica nella rabbia, partecipativa nella contrattazione, motivante nella depressione e celebrativa nell’accettazione.
  3. Favorire il coinvolgimento
    Creare spazi in cui le persone possano esprimersi, fare domande e proporre soluzioni trasforma il cambiamento da imposizione a processo condiviso.
  4. Monitorare il clima organizzativo
    Strumenti come survey interne, focus group e colloqui individuali permettono di comprendere in quale fase della curva si trova la maggior parte dei collaboratori.
  5. Allenare la resilienza
    Programmi di formazione, coaching e mentoring rafforzano la capacità individuale e collettiva di affrontare le transizioni, riducendo i tempi di permanenza nelle fasi più critiche.

Conclusioni: dal modello alla cultura del cambiamento

La curva di Kübler-Ross, seppur nata in un contesto clinico, offre una lente interpretativa potente per comprendere le dinamiche del cambiamento organizzativo. La sua forza sta nella capacità di ricordarci che dietro ogni ristrutturazione, processo digitale o innovazione tecnologica ci sono persone, con le loro emozioni e i loro tempi di adattamento.

Il compito delchange managernon è accelerare artificialmente questo percorso, ma creare le condizioni perché ciascuno possa attraversare la curva e arrivare all’accettazione in modo sostenibile. Solo così il cambiamento smette di essere una fonte di stress e diventa un’occasione di apprendimento e crescita.

In ultima analisi, integrare la prospettiva della curva di Kübler-Ross significa riconoscere che ilcambiamento non è mai solo tecnico, ma sempre e profondamente umano. È questa consapevolezza che fa la differenza tra un progetto imposto e una trasformazione realmente vissuta, accolta e consolidata.

Marco Merlino

Ingegnere con oltre vent’anni di esperienza nel settore dell’Information Technology, Marco Merlino ha costruito un solido percorso manageriale guidato da una visione strategica dell’innovazione e una profonda competenza nei processi di digital transformation. In qualità di CEO di Neosidea Group, ha coordinato programmi complessi di trasformazione digitale e sviluppo tecnologico, ponendo al centro l’integrazione tra business, tecnologia e persone. Nel suo ruolo di CTO e IT Manager per realtà eterogenee – tra cui Giappichelli Editore, importante casa editrice universitaria, e l’Istituto di Medicina Biologica, attivo nel settore sanitario – ha promosso il cambiamento organizzativo attraverso la digitalizzazione dei processi, l’introduzione di sistemi informativi avanzati e la governance di team cross-funzionali. Tali esperienze lo hanno portato a consolidare un approccio al digital management fondato sulla valorizzazione del capitale umano, la cultura del dato e la costruzione di ecosistemi tecnologici scalabili e resilienti. È riconosciuto come esperto di metodologie Agile e Scrum, ambito in cui svolge dal 2014 un’intensa attività come formatore e consulente per grandi aziende e istituzioni. Il suo contributo si è esteso a settori strategici come l’automotive, l’assicurativo e la consulenza direzionale, con incarichi presso FCA, EY, IMA, Replay, tra gli altri. È certificato Scrum Master e Scrum Developer, con una formazione manageriale completata presso SDA Bocconi (Master in IT Management) e la University of California (Managing as a Coach). La sua leadership si caratterizza per una spiccata capacità di guidare l’innovazione con metodo, orientando le organizzazioni verso una gestione proattiva del cambiamento e un’evoluzione continua dei modelli operativi. Combinando competenze tecniche, organizzative e relazionali, Marco Merlino è un punto di riferimento per le aziende che intendono affrontare la sfida della modernizzazione digitale con un approccio concreto, sostenibile e human-centered.
https://www.linkedin.com/in/neosidea/

Amministratore e fondatore del gruppo neosidea
Fondatore e membro del comitato scientifico dell'AIFAG (Ass. Italiana Firma Avanzata a mezzo grafometria e biometria)
Certificazioni: ISIPM, PSM (Professional Scrum Master), PSD, PSPO, CSM, OCA
Formazione specialistica post-laurea: Design Thinking @Università della California, IT Management @SDA Bocconi,

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